
STORIE DALLA CASA BETHEL
BOUBA proveniente dal Gambia, ad un certo punto della sua vita dopo aver conosciuto una ragazza, con cui conviveva e dopo aver generato un figlio, la perdita del lavoro e situazioni economiche problematiche lo aveva gettato in un processo depressivo a cui era seguito reati che lo hanno portato in prigione e rottura di rapporti familiari.
Durante la sua permanenza nella casa ha avuto possibilità di iniziare attività lavorative, poi rapporti con fratelli e sorella di una Chiesa Evangelica dove lui svolgeva attività di volontariato hanno contribuito alla sua maturazione, imparando ad impostare rapporti umani con responsabilità, amore e pazienza.
Ha terminato la sua permanenza nella casa dopo circa 8 mesi di permanenza, riconciliato con la sua compagna e con suo figlio, con un lavoro a tempo indeterminato, con maggiore autostima e capacità di autocontrollo, nei mesi successivi abbiamo avuto contatti in cui ricorda la testimonianza cristiana ricevuta nella casa, pur non frequentando con regolarità nessuna Chiesa Evangelica.
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PAOLO, proveniente da Uruguay ma con genitori Italiani, con un passato di consumo di droga e alcool iniziato a seguito di crisi depressive dopo la morte di suo padre mentre era in Italia.
Durante la sua carcerazione e durante la sua permanenza in carcere ha messo in discussione la sua vita, confrontandosi con le sue debolezze e fragilità ed iniziando un percorso spirituale di ricerca del Signore che lo ha portato a superare momenti di crisi depressive e dipendenze, diventando anche parte di una Chiesa Evangelica.
Nel frattempo ha iniziato una attività lavorativa con contratto a tempo indeterminato, si è fidanzato ufficialmente, ha trovato una abitazione sua propria, per un periodo di tempo con la sua fidanzato ha avuto ruoli di responsabilità anche all’interno della stessa Casa Bethel.
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DIOUM e FALL dal Senegal, MAHMOOD dal Pakistan, BEN dalla Tunisia, nel loro paese erano molto religiosi Mussulmani, in Italia si sono fatto coinvolgere dall’ambiente sociale in cui vivevano in attività collegate allo spaccio di droga.
Durante la loro permanenza nella Casa Bethel, nei nostri incontri di gruppo abbiamo riflettuto a lungo sul senso della propria fede con implicazioni pratiche, in particolare riguardo il rapporto uomo-donna, la mancanza di conoscenza culturale dei loro paesi e le cause di estremismi, abbiamo anche riflettuto sul pericolo di considerarsi solo e sempre vittime senza avere una atteggiamento costruttivo nei confronti della loro vita in questo mondo con una cultura diversa in Italia, durante la loro permanenza hanno imparato a relazionarsi nelle loro diversità anche con altri ospiti della Casa Bethel provenienti da paesi con cultura diversa.
Terminato il loro periodo nella casa si sono hanno trovato autonomamente attività lavorative, una casa dove abitare e in alcuni casi riconciliazione con parenti con cui erano stati rotti rapporti dopo la loro detenzione.
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SALVATORE, rimasto nella casa per alcuni mesi per reati legati al patrimonio eseguiti all’estero parecchi anni fa, è entrato nella casa dopo un periodo di detenzione domiciliare presso la madre anziana, la quale con l’aggravamento delle sue condizioni di salute non ha potuto più ospitarlo.
Durante il periodo nella Casa Bethel è stato aiutato a gestire i suoi stati di ansia per il futuro della sua vita ed a imparare a chiedere aiuto e farsi aiutare, gestire conflitti che possono nascere da situazioni di comunicazione non compresa nella maniera opportuna.
Nello stesso tempo ha fatto un percorso graduale di reinserimento sociale in libertà a fine pena e un percorso di riflessione cristiana basata sull’insegnamento di Gesù trasmesso nel Vangelo. Ha terminato la sua permanenza nella Casa Bethel con un suo trasferimento in altra città per iniziare una nuova attività imprenditoriale.​
MOHAMMAD dal Senegal ha terminato la sua permanenza a Settembre dopo una permanenza di 6 mesi, un uomo molto religioso con un padre imam Mussulmano, abbastanza riservato ma molto dedicato alla preghiera anche nella Casa Bethel nella sua stanza, ci siamo confrontati a lungo sul senso della propria fede rispetto a superstizioni con radici animiste derivate dalla cultura di una parte del suo paese e sul significato della preghiera.
Ha lasciato la casa per essere ospitato fino a fine pena in altra Casa famiglia, ha un lavora a tempo indeterminato ed aspira a costruirsi una famiglia appena libero.
FARHAD dall’Iran, cristiano convertito dalla religione mussulmana a seguito di un amico cristiano che gli ha portato una testimonianza concreta dell’amore di Dio ed attraverso un sogno in risposta ad una sua preghiera specifica, condivide facilmente la sua fede con gli altri ospite della Casa negli incontri settimanali che teniamo il Lunedì sera, ha un lavoro a tempo indeterminato, una sorella anche lei cristiana, una moglie Italiana e un figlio che temporaneamente vivono a Firenze, a fine pena si ricongiungeranno.
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EBRINA dal Gambia, sposato con una moglie Ecuadoriana cristiana inserita nella Chiesa Evangelica Battista di Albisola, termina di scontare una pena per reati collegati allo spaccio di droga avvenuti parecchi anni fa quando è rimasto molto giovane lasciato dai suoi genitori in casa di amici, perchè ritornati nel loro paese.
In carcere ha iniziato un percorso di maturazione umana e spirituale che sta proseguendo nella Casa BETHEL attraverso colloqui personali ed incontri di gruppo a cui partecipa attivamente con domande riguardo la fede cristiana.
